Mondiali di Calcio Germania 2006
Il torneo tedesco sarà passerella per i calciatori di fama planetaria (Ronaldinho, Pallone d'oro, su tutti) e trampolino di lancio per giocatori di squadre sconosciuti (a cominciare da Trinidad e Tobago, il più piccolo Paese che abbia mai partecipato alla rassegna continentale). Ma c'è anche chi, come l'Iran, cerca un riconoscimento al di là del risultato sportivoIl calcio d'inizio è vicino.
L'attesa degli appassionati è allo spasmo. Soprattutto quella degli italiani, nonostante gli scandali (anzi, proprio a causa di questi), cresce. Sì, c'è voglia di calcio giocato. Di pallone vissuto sugli stadi o davanti alla tv e letto sui giornali. Ma non dalle pagine della cronaca giudiziaria.
La palla presto rotolerà e si tornerà a sognare: ce n'è sempre bisogno.
E con piacere ci si dedicherà a problemi di formazione, ai guai muscolari degli atleti (in special modo quelli azzurri) e a quelli di modulo degli allenatori.
Si vuole insomma tornare a tifare. Ma senza appartenenza che non sia quella nazionale.
Dando uno sguardo globale, il Mondiale che comincia venerdì 9 giugno in Germania (alle 18 con Germania-Costa Rica) promette spettacolo, come sempre.
Si vedrà chi e se riuscirà a mantenere la promessa. Ma in genere almeno all'inizio il torneo, cui partecipano 32 nazionali, garantisce interesse per la curiosità di scoprire nuovi talenti e squadre sconosciute o quasi, seguendo duelli che a volte richiamano la sfida epica tra Davide e Golia.
STELLE ATTESE
Il Mondiale tedesco è una vetrina cui partecipano 732 giocatori.
Tra di loro ci sono fuoriclasse affermati e talenti ancora sconosciuti al grande pubblico. Ovviamente le stelle che cercheranno di illuminare la rassegna sono più che note.
Dal Pallone d'oro 2005 Ronaldinho (ma del Brasile si potrebbe elencare almeno mezza rosa: Ronaldo e Adriano davanti, Kakà ed Emerson a centrocampo, Dida in porta) agli inglesi David Beckham, Frank Lampard e (forse) Wayne Rooney, dal leader della nazionale di casa, Michael Ballack, allo svedese Zlatan Ibrahimovic, dall'olandese Ruud Van Nistelrooy ai portoghesi Figo, Deco e Cristiano Ronaldo; dai francesi Thierry Henry, Zinedine Zidane e Patrick Vieira allo spagnolo Raul o all'ucraino Andriy Shevchenko. Senza dimenticare gli argentini Hernan Crespo, Juan Roman Riquelme e Lionel Messi.
L'elenco dei campioni può essere lungo a piacere. E solo per scaramanzia non si citano gli italiani.
Tutti, almeno sulla carta, sono in grado di imprimere il proprio marchio al Mondiale. Soltanto pochi, dice la storia, riusciranno a farlo, vincendo magari la classifica dei cannonieri o diventando il trascinatore e il simbolo della propria squadra.
AL DEBUTTO
Ma il Mondiale è anche una passerella per chi non gode di fama planetaria e ha quindi molta fame di affermazione. Una spinta che vale soprattutto per i singoli calciatori che, secondo uno studio di due docenti universitari della Bocconi - Giacomo Silvestri e Fabrizio Montanari, partecipando alla rassegna mondiale, l'anno successivo guadagnano molto di più. Al di là dell'età e del club di appartenenza.
C'è chi arriva in Germania per la prima volta. E' il caso dell'Australia, del Togo, dell'Angola, del Ghana (nel girone dell'Italia), di Trinidad e Tobago (il più piccolo Paese che abbia mai partecipato a un Mondiale).
Ci sono poi altre nazionali che hanno lasciato ale spalle il debutto, avvenuto in passate edizioni, e che pure cercano in Germania nuove affermazioni calcistiche e non.
Caso emblematico è quello dell'Iran, la cui partecipazione si lega inevitabilmente alle tensioni internazionali sul nucleare e alle posizioni del presidente Mahmud Ahmadinejad su Israele. L'eventuale presenza del presidente iranaiano in tribuna a Germania 2006 fa già discutere.
NON DI SOLO CALCIO
Al di là delle questioni diplomatiche, la squadra iraniana è più attrezzata di quanto si pensi ed è inserita nel girone D, insieme a Messico, Angola, Portogallo. Un gruppo non certo "di ferro": e la previsione di Ahmadinejad di essere allo stadio per assistere agli ottavi di finale non è del tutto campata in aria: "Voi sarete la sorpresa del Mondiale e darete gloria al paese proprio come hanno fatto i nostri scienziati nucleari con i loro sforzi e la loro intelligenza".
Altro caso è quello degli Usa: la situazione internazionale fa temere per attacchi o contestazioni. Quella statunitense è l'unica nazionale a usare un bus senza i colori nazionali, per non farsi riconoscere troppo.
Ma la squadra vorrebbe scrollarsi di dosso tutta questa pressione e dimostrare che il calcio statunitense è cresciuto, soprattutto dopo il 1994: anno in cui gli Stati Uniti ospitarono la ressegna continentale.
L'Italia, che affronterà la squadra a stelle e strisce sabato 17 giugno, farà bene a tenerne conto.
Fonte: Panorama